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Tre principi osteopatici di base

 

1) unità del corpo:

l'organismo è indiviso e le malattie locali possono avere ripercussioni generali.

Quando si cura un paziente, si tratta non “la lesione” ma la persona in generale;

 

2) la struttura governa la funzione:

partendo da questo concetto, si deve ottenere con il trattamento osteopatico la migliore mobilità delle strutture articolari, viscerali e cranio/sacrali, per preservarne la corretta funzione e evitare che l’organo si possa ammalare.

 

3) l'organismo umano possiede tutte le forze e sistemi per riequilibrarsi:

se c'è un'aggressione importante, il corpo riesce a ristabilire la sua integrità.

Non è qualcosa d'immaginario, questa forza, ma è data dal sistema nervoso vegetativo ed endocrino. Questi sono influenzati dall'età e degli stimoli esterni.

Il lavoro dell’osteopata mira a ristabilire:

equilibrio-confort-economia.

 

Questi tre principi spiegano l'osteopatia.

 

Il Sistema neurovegetativo è il sistema più immediato di adattamento sia dall'esterno che dall'interno. Permette l'equilibrio, a meno che non vi siano disfunzioni.

Il parasimpatico e l’ortosimpatico, sono complementari:

 

Ortosimpatico coordinerà il:

-catabolismo;

-equilibrio dell'uomo in rapporto con l'esterno: es. adattamento all’umidità, al caldo ..ecc;

-vasomotricità;

-viscero-motore;

-adrenalina;

-acceleratore;

 

Parasimpatico invece sarà:

-rallentatore;

-rigeneratore;

-anabolismo;

-omeostasi;

-equilibrio interno.

 

L’osteopata utilizza delle tecniche manipolative che vanno a influenzare migliorando-stimolando l'uno o l'altro sistema.

Sono due sistemi antagonisti che lavorano in sinergia per mantenere le funzioni del corpo nei limiti corretti fisiologici. Quando domina uno dei due, l’altro sistema deve diminuire la sua stimolazione;

Ad esempio:

incomincio a correre, una necessità primaria a questo è migliorare la vascolarizzazione di tutto il corpo impegnato nello sforzo, così l’ortosimpatico agisce con processi particolari ormonali a creare una vasodilatazione; finito di correre, la vasodilatazione cessa e incomincia a lavorare maggiormente il parasimpatico che andrà tra l’altro a diminuire la frequenza cardiaca.

Durante il giorno, è l'ortosimpatico dominante, mentre durante la notte domina il parasimpatico.

 

Come l’osteopata può influenzare questi sistemi dall’esterno?

 

Partendo dalla anatomia.

Mi spiego meglio con un esempio:

D3, la terza vertebra dorsale,  la terza costa destra e sinistra, sono in rapporto diretto con l'ortosimpatico (davanti a queste strutture ossee risiedono dei gangli nervosi ortosimpatici, cioè dei piccoli centri nervosi nei quali si uniscono più nervi), responsabile della vasomotricità cerebrale; il 99% dei mal di testa sono in rapporto con il sistema vasomotorio, quindi l’osteopata testerà questa zona e altre più o meno adiacenti che  potranno irritare stimolando o inibendo l'ortosimpatico.

Quindi una perdita parziale di mobilità di una o più vertebre (chiamata disfunzione osteopatica vertebrale), può andare al viscere con una iper o iposollecitazione vasomotoria, che nel tempo può provocare delle vere patologie organiche; si può in questa ottica anche influenzare delle caratteristiche comportamentali dove sostanzialmente c’è un disequilibrio dei due sistemi con una netta predominanza di uno solo.

 

 

 

 

                                                                                 D.O. Rinaldo Mosca